Noleggio Ape Piaggio, viaggio con la Famiglia

Ape Car, viaggio con la Famiglia

Noleggio Ape Piaggio Lombardia

I Racconti di Crescenzo Langella

Noleggio Piaggio Ape

Il venerdì sera piano piano avevo preso l’abitudine di rientrare un po’ prima, per avere il tempo di pulire la mia Ape Piaggio, con mia moglie Maria Grazia, ed il piccolo Antonio , tutti a pulire.

Una volta pulito tutto,  si montava la centinatura e pronti per la gita, ed ora vi voglio raccontare un viaggio tipo. A quei tempi  non c’erano soldi, anche se la mia attività andava bene mia moglie cercava di risparmiare il più possibile ed ovviamente con tanti sacrifici per avere il denaro necessario per l’anticipo della nuova casa. Sabato e domenica cercavamo almeno una volta al mese di fare una gita lunga, e con pernottamento fuori. Ovviamente in primavera inoltrata ed estate, anche perché era l’unico svago e le ferie allora non esistevano per i poveri e quindi le gite valevano come ferie.

Sui sedili Maria Grazia stendeva un asciugamano, metteva tre cuscini, e nella cabina un thermos di caffè, il latte per il piccolo Antonio, un giocattolo in legno speditoci dal nonno, e via si parte .

Io dietro sistemavo due materassi, il pane, il formaggio affettati, un fornetto, una piccola bombola di gas, due o tre pentole, del carbone, delle griglie ,qualche chilo di paste, tutto ciò che poteva servire in un una lunga gita fuori porta.

Ogni volta la destinazione la sceglievamo il sabato quando eravamo tutti e tre nella cabina, volevamo conoscere i posti attorno a noi, luoghi dove vi erano già andate altre persone, posti rinomati, lo facevamo anche per Antonio perché una volta a scuola poteva raccontare alla maestra dove fosse stato.

Vi racconterò uno dei viaggi più belli fatti ai quei tempi, decidemmo di andare a Torino, una grande città che sicuramente era il caso di andare a visitare, e con l’occasione potevamo anche trovare qualche parente che era immigrato chiamati da Fiat.

Partimmo ed iniziammo viaggiare, come al solito super carichi, una casa nel cassone ben coperto dalla centinatura verde. La velocità di crociera della nostra Ape Car  non era elevata , max 60 all’ora,  dovevamo attraversare piccoli paesini, strade strette , ed a volte piccole folle si radunavo per veder passare un mezzo motorizzato in una epoca dove che c’erano ancora i cavalli.

Dopo qualche ora ci fermammo per pranzare, in un grande campo pieno di fiori, Antonio amava correre, ed in città non gli era possibile, correva inseguendo le farfalle e si rotolava in mezzo ai fiori.

Maria Grazia nel frattempo montava il fornello, e metteva a bollire l’acqua, per la pasta, condita poi con il ragù preparato il giorno prima. Di solito il secondo era il sugo rimasto con il pane, la frutta sempre di stagione se vi era qualche albero .

Dopo un paio di ore di riposo, si ripartiva per entrare nella città, grande e bella, le strade le trovavo tutte uguali, e chiedendo un po’ di qua e po’ di la arrivammo dai nostri parenti, più che parenti amici dal paese.

Parcheggiammo la nostra meravigliosa Ape, e entrammo in una vecchissima casa con un piccolo cortile, e li fummo gioiosamente accolti. Loro stavamo malissimo in quell’appartamento che oggi si sarebbe usato per le bambole, diciamo così per non dire peggio. Un localino molto umido dove mangiavano, dormivano in quattro, ed a volte in cinque quando qualche parente li andava a trovare.

I servizi, erano fuori in comune con altre 5 famiglie, pure loro meridionali.

Prendemmo il classico caffè e con la nostra Ape, iniziammo a girare per i monumenti di Torino.

Nel viaggio eravamo tristi e contenti, tristi per i nostri paesani che stavano conciati veramente male, e contenti perché noi in confronto a loro eravamo di fatto in una reggia, con bagno in casa.

Maria Grazia mi confesso che lascio loro due chili di pasta ed un etto di polvere di caffè, oltre ai pasticcini che comprammo in loco, sorrisi, perché io a mia volta gli lasciai un pagnotta di pane che comprai in più tramite un camionista che proveniva dal paese, anche se arrivava giù duro ma era una altra cosa.  I prodotti del paese erano una rarità, nei negozi si vendevano solo ed esclusivamente prodotti locali, non è come oggi che si trova tutto di tutto. All’epoca si usava spedire tutto, appena i paesani vedevano un camion in partenza lo si riempiva di tutti prodotti locali per i parenti lontani. A quei tempi noi che abitavamo nel nord eravamo considerati alla stessa stregua di chi abitava all’estero.

Pensavo che solo i milanesi erano un po’ chiusi verso di noi, ma i torinesi li battevano 5 a 1.

Il giro per Torino fu bellissimo, Antonio con quegli occhini marroni non toglieva lo sguardo dalla strada, dai vigili urbani che avevano uno strano cappello, i castelli, il palazzo del vecchio Re.

La sera dormimmo fuori Torino in direzione Asti , trovammo un bel prato, all’epoca confesso che non mancava la natura,  attrezzammo una piccola tenda, mettemmo i materassi e Maria Grazia preparò una super cena, anche Antonio aveva molta fame,  la pasta con il pomodoro, del formaggio del paese, i grissini torinesi comperati li.

Quella notte eravamo stanchi, ascoltammo un po’ la nostra radiolina e ci addormentammo.

La mattina quando ci svegliammo, Maria Grazia preparò il latte per Antonio ed il caffè con la nostra cuccumella, modello sei tazze.

Proseguimmo verso Asti, per iniziare la nostra strada del ritorno.

Che motore ,  “L’Ape Langella” come la chiamavamo noi,  era un mezzo meraviglioso.

Sto organizzando con un mezzo uguale un’altra gita, chissà se i miei cari ora grandi accetteranno l’avventura.

 

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